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Filippo Gavazzoni: «Tra asini, aratri e reti, i pescatori gardesani e la frega delle Alborelle»

2 Marzo 2025
Filippo Gavazzoni: «Tra asini, aratri e reti, i pescatori gardesani e la frega delle Alborelle»

Pescatori di un tempo, nel Golfo di Garda

Asini immersi nelle acque del Garda che trainavano aratri per arare i fondali? Possibile? Sì, succedeva per un motivo! Il motivo era legato alla pesca, o meglio alla preparazione della pesca alle Alborelle, che sono parte del DNA gardesano. Delle Alborelle (aole o agole) ho scritto varie volte e ne ho parlato più volte durante alcune mie conferenze. Ma ciò su cui mi soffermo oggi è la modalità con cui i pescatori “preparavano” i fondali per attrarre la frega di questo pesce.

In effetti i pescatori gardesani sono da sempre consapevoli che le Alborelle, durante il periodo in cui si riproducono (frega), normalmente tra giugno e agosto, scelgono di depositare le loro uova non semplicemente su bassi fondali ghiaiosi, ma su bassi fondali ghiaiosi puliti, quindi non sporchi di fango, alghe, limo e/o depositi di varia natura. Per questo, una volta, non era certo infrequente vedere i pescatori vangare con il badile zone a basso fondale, rigirando la ghiaia sott’acqua per ripulirla, oppure portarne di nuova quando questa veniva erosa dal moto ondoso. Poteva anche capitare di vedere, dove il litorale era molto esteso, per esempio tra Garda e Brenzone (zone d’elezione per la frega delle Alborelle), uno o più asini immersi in acqua trainare un aratro, per arare e ripulire appunto la ghiaia del fondale.

Mi viene da sorridere nell’immaginare, come scrisse anche Giorgio Vedovelli nel suo libro “Pescatori del Garda”, la faccia dei turisti di passaggio in quei momenti, chissà cosa avranno mai pensato di noi gardesani intenti ad arare i fondali! Le Alborelle arrivavano sotto riva al calar del sole per riprodursi, dapprima in piccoli gruppi, che andavano in avanscoperta come sentinelle. Solo una volta individuato il fondale idoneo, ghiaioso e pulito, cominciavano a sfregarsi sul fondo e il rumore generato attirava in un attimo tutto il resto del branco rimasto in attesa al largo, spesso composto da migliaia e migliaia di esemplari, dando il via così alla frega. I pescatori ricorrevano quindi ad ogni stratagemma possibile, vanghe, aratri e asini compresi, per preparare il miglior “letto nuziale” all’Alborella, al fine di attrarne il maggior numero possibile nelle loro reti.

Il progetto “Parco Ittiogenico di Peschiera del Garda”, che si è aggiudicato il finanziamento del bando Habitat 2022, si basa proprio su questo concetto: posare ghiaia pulita, adatta sia per dimensione che per qualità, in zone in cui né i bagnanti né le imbarcazioni possono arrivare, rigenerando quell’habitat subacqueo idoneo alla riproduzione della specie. Ma perché fare questo? Perché le zone litoranee disponibili alla frega sono sempre minori e, oltretutto, il periodo di riproduzione coincide con la stagione turistica di balneazione, risultando incompatibile con la schiusa delle uova depositate. Se la notte il pesce depone e il giorno dopo i bagnanti ci camminano sopra, potete immaginare il risultato. Questo è comunque solo uno dei tanti problemi da risolvere. La cosa però che trovo interessante, è che abbiamo lungolaghi e zone portuali in cui la balneazione non è consentita, proprio quelle zone che nei decenni passati sono state cementificate. Ed è qui che da un problema può nascere un’opportunità.

Con questo progetto si intende ri-naturalizzare questi fondali, rendendoli così nuovamente idonei alla riproduzione di alcune specie, avendo così anche la garanzia che, almeno la tranquillità per lo svolgimento della frega e della schiusa soprattutto, qualora avvenga, sarà garantita. Non credo proprio che rivedremo gli asini arare i fondali, ma probabilmente potremo rivedere, nelle zone ricostruite con il nostro progetto, i volontari pulire le ghiaie con stivaloni e badile. Questo progetto è come un ritorno alle origini, sulla scorta di ciò che facevano i nostri “nonni”, che hanno lasciato in eredità un’esperienza che oggi raccogliamo.

Credo sia arrivato il momento di dare una svolta, mi auguro quindi che ognuno, per le proprie competenze e possibilità, non ostacoli questo processo, ma anzi lo incentivi, partecipando e facendolo crescere sempre più. Trovo corretto ringraziare l’Unione Pescatori Sportivi del Garda – UPSdG per il loro impegno con il “Progetto Alborella”, che mi auguro continui e possa trovare, in questo nostro percorso, uno stimolo ulteriore per andare sempre avanti.

Filippo Gavazzoni – vicepresidente Comunità del Garda

Tags: #filippogavazzoni #comunitàdelgarda #approfondimento #alborelle #pescatori #frega #ParcoIttiogenicoPeschieradelGarda

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